Salviamo la Basilicata
Studenti in piazza contro il mondo delle multinazionali del petrolio
di Stefano Lopes e Vincenzo Leone
Ettari ed ettari di siti inquinati, continui sversamenti di petrolio nelle falde acquifere, impossibilità di accesso ai veri dati statistici territoriali, menzogne da parte di enti istituzionali e sfruttamento selvaggio del territorio. Ecco le caratteristiche della nostra amata Lucania, la quale viene neocolonizzata da decenni, svalorizzata e deturpata delle sue risorse. Tale situazione circoscrive la protesta del mondo dell’associazionismo studentesco e non, il quale si riverbera nelle piazze di Viggiano e Potenza. No Triv, Unione Degli Studenti, Legambiente e Rete degli Studenti Medi hanno preso parte alla manifestazione del 24 maggio. Per la prima volta da decenni, la cittadinanza lucana e quella italiana in toto sviluppano un piano comune a lungo termine per la tutela di un bene comune e superiore a qualsiasi tipo di ideologia: Ambiente con la A maiuscola. Ed è proprio in Basilicata che la rivendicazione delle associazioni assume una connotazione particolare: stop estrazioni, basta speculazioni, riconversione ecologica. Al centro della manifestazione la situazione del Centro Oli di Viggiano, da anni una delle principali cause di inquinamento territoriale e di violazione esplicita del diritto alla salute, contestato insieme alle ultime classi politiche dirigenti, interessate esclusivamente ai grandi industriali, al capitale e agli scopi individuali ed economici basati su una mera forma di edonismo, totalmente disinteressate invece dei problemi sociali ed ambientali. Per non parlare della linea politica di mutismo selettivo della moderna rappresentanza governativa lucana, la quale, oltre che nelle solite e fallaci promesse prive di garanzie empiriche della campagna elettorale, sta sviluppando un silenzio sepolcrale sulla situazione petrolifera e sulle politiche delle concessioni di estrazione, lasciando evincere con netta trasparenza la percezione del menefreghismo nei confronti delle proteste popolari e la conseguente volontà di continuare una politica più capitalista che sociale. D’altro canto è proprio l’art. 32 della nostra Costituzione che sancisce e riconosce il diritto alla salute come diritto inalienabile dell’individuo e di interesse comune. Costituzione che non dovrebbe essere sorvolata o fuorviata da politiche locali e legislazioni varie, ma dovrebbe essere proprio il punto di riferimento e la costante universale ed intoccabile di queste ultime stesse, cosa che recentemente non sta accadendo. Il Centro Oli di Viggiano è un chiaro e lampante esempio di inibizione e violazione del diritto alla salute: è incostituzionale e palesemente indecoroso che gli studenti, la cui scuola è situata a ridosso dello stabilimento, vadano a scuola e si intossichino invece di formarsi. Da questo evidente problema nasce la necessità di sottolineare l’importanza di un piano di chiusura del suddetto stabilimento a favore di una riconversione ecologica: richiesta cardine per tutta la politica petrolifera a favore di risorse per un’economia eco-sostenibile, basata su lavori e attività industriali green. I comitati e i collettivi studenteschi scelgono entrambe le piazze, caratterizzandole da una piattaforma comune: a Viggiano si dà un messaggio forte e contestualizzato, a Potenza si permette l’affluenza centrale di una certa fetta di popolazione. Ma è forse proprio questo uno dei principali errori organizzativi: una regione come la nostra non può sostenere due manifestazioni contemporaneamente, l’ideale invece sarebbe centralizzare tutto in un’unica piazza. Questo aspetto, insieme alle mancate considerazioni sulla data e sul periodo, senza tener presente il periodo di fuoco per gli studenti e la data che non ha agevolato i lavoratori, hanno rappresentato probabilmente la diminuzione partecipativa rispetto alle oltre 2000 persone del 15 marzo. E’ anche però necessario sottolineare l’importanza di sacrifici personali nel momento in cui è in gioco una tematica di tale rilevanza. Il piano autunnale dei comitati prevede altre mobilitazioni per la medesima problematica, insomma, il popolo è in costante agitazione. Non desoliamoci per gli errori precedenti, ma consideriamoli in realtà come la vera e propria spinta propulsiva per i futuri appuntamenti da cui bisogna ripartire necessariamente.
