Estratto: La controriforma in pillole

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BRUTTURE AUTORITARIE SUL NUOVO SENATO E SUL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.

Il Senato, che dovrebbe rappresentare le Regioni, non potrà avere rappresentanti dei governi regionali, ma solo dei Consigli, in barba alle dichiarate funzioni di raccordo fra enti territoriali e governo centrale e allo sbandierato modello del Bundesrat tedesco ( che invece è formato dai delegati dei governi dei Lander).

Nel Senato entrano cinque inutili membri che “possono essere nominati dal Presidente della Repubblica” come suoi rappresentanti: una specie di partitino del Quirinale, visto che i cinque fortunati restano in carica per la durata del mandato del capo dello Stato che li ha scelti (sette anni) . Ma che c’entrano questi signori, paracadutati dal Colle, con il nuovo Senato che non ha più finalità generali, ma dovrebbe “rappresentare le istituzioni territoriali”? Sarebbe molto più ragionevole che questi residuati dei Senatori a vita facessero parte della Camera, unica depositaria esclusiva della rappresentanza generale del popolo italiano.

Per eleggere il Capo dello Stato oggi si riuniscono i 630 Deputati, i 315 Senatori (più quelli a vita) e 59 delegati delle Regioni eletti dal Consiglio Regionale in modo che siano rappresentate le minoranze: cioè un’assemblea di oltre 1000 grandi elettori. con la riforma Boschi- Renzi – Verdini, invece, il Presidente della Repubblica sarà eletto da Deputati e Senatori (730 in tutto), ma i secondi saranno così pochi (100) da risultare ininfluenti rispetto ai primi (630). Comanderà la Camera, cioè il premier che la controlla. Nei primi tre scrutini rimane il quorum dei due terzi dell’assemblea, poi dei successivi tre scrutini quello dei tre quinti,sempre calcolato sul plenum degli aventi diritto. Il che vuol dire che il presidente sarà quasi sempre eletto dalla settima votazione in poi. E lì ci sarà una sorpresa: saranno sufficienti i tre quinti dei partecipanti al voto. Cioè: anche soltanto 220 elettori su 366 (che è il quorum minimo). E così il rappresentante dell’Unità nazionale (art.87) potrà essere eletto con molto meno della maggioranza assoluta del parlamento. Inoltre il Presidente della Repubblica, che non dimentichiamo è il primo organo di controllo e garanzia, esce ulteriormente indebolito dalla deforma. Non potrà più sciogliere il Senato e, di fatto, neppure la Camera. Questa infatti potrà essere sciolta nella pratica solo quando lo vuole il premier, capo del partito vincente, del parlamento e di tutto il resto, con potere di vita o di morte sulla legislatura.

COME QUESTA PSEUDORIFORMA RIDUCE E RENDE PIU’ DIFFICILE LA PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA DEI CITTADINI ALLA VITA DELLA REPUBBLICA

Le leggi di iniziativa popolare saranno ancor più difficili e improbabili: oggi per presentarne una bastano 50.000 firme . In futuro, se passa la deforma, ne occorreranno 150.000 (il triplo). Nei referendum abrogativi, per avere finalmente un modesto abbassamento del quorum (dall’attuale 50% più uno degli aventi diritto alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni per la Camera), le firme da raccogliere salgono da 500.000 a 800.000. Altrimenti il quorum resta il 50% più uno degli aventi diritto e il più delle volte il referendum fallisce.

Il ddl Boschi assicura che, in compenso, i regolamenti parlamentari dovranno garantire tempi certi per l’esame delle leggi popolari e per la “deliberazione conclusiva”. Ma tutto questo è demandato a una legge ordinaria e a modifiche dei regolamenti parlamentari, che nessuno sa, né se, né quando e né come verranno approvate.

Il referendum costituzionale costringe gli elettori a dare un solo voto (Si o No) a scatola chiusa su materie numerose e disomogenee tra loro: per esempio il nuovo sistema parlamentare, i nuovi rapporti Stato-Regioni, l’abolizione del Cnel, deforme totalmente diverse, sulle quali ognuno di noi può avere pareri diversi. E questa è un’altra violazione dell’art.48 della Costituzione, che garantisce la libertà di voto.

Non a caso hanno firmato appelli per il No tutti i più noti e autorevoli costituzionalisti italiani, dei più diversi orientamenti culturali e politici, fra i quali 10 presidenti emeriti e 10 vicepresidenti emeriti della Corte costituzionale (alcuni di loro fanno anche parte dei Comitati per il No). Se nessun giurista di quel livello è presente nei Comitati del Si (pieni invece di carneadi e di consulenti del governo e dei partiti della maggioranza, nonché di esponenti politici ), un motivo ci sarà.

QUALCHE PROPOSTA PER RISPARMIARE DAVVERO. UNA LEGGE ELETTORALE CHE DA’ AL PREMIER POTERI IMMENSI

Per tagliare veramente i costi della politica, si sarebbe dovuto o abolire il Senato, che costa 540 milioni all’anno e dimezzare il numero dei Deputati e i loro stipendi, oppure mantenere il Senato con poteri differenti e dimezzare sia i Deputati che i Senatori e i loro stipendi.

Il nuovo Parlamento sarà formato da membri in gran parte non eletti dai cittadini, ma nominati dalla casta con la legge elettorale Italicum: i due terzi dei Deputati, con il meccanismo dei capilista bloccati, e tutti i Senatori scelti dai Consigli regionali e dal Capo dello Stato.

Alla Camera, cioè nel ramo del Parlamento largamente dominante, con l’Italicum si prevede un abnorme premio di maggioranza al partito più votato. Anche se questo partito prende il 25% dei voti, si accaparra il 54% dei seggi. Il premio non è di maggioranza, ma di minoranza. Con tanti saluti alla sentenza della Corte costituzionale sul Porcellum, che impone un preciso tetto sotto il quale nessun premio di maggioranza è legittimo per non pregiudicare il principio di rappresentanza.

Con la legge elettorale Italicum, alla Camera ogni capolista bloccato potrà candidarsi in 10 circoscrizioni come specchietto per le allodole, ben sapendo che verrà eletto automaticamente in tutte e 10 senza prendere un voto. Ma non potrà sedere contemporaneamente su 10 poltrone: in questo modo poi sceglierà una circoscrizione per sé e ingannerà gli elettori delle altre 9, dove al suo posto sarà nominato il candidato più votato della lista. Così sarà il capolista, con il gioco delle rinunce, a decidere chi far eleggere e chi sacrificare, a seconda del livello di fedeltà al capo-partito.

Grazie al combinato disposto tra riforma Boschi e nuova legge elettorale, il Premier potrà scegliersi il Presidente della Repubblica che più gli aggrada, ma anche i membri della Consulta e del CSM di nomina parlamentare, i componenti delle Autorità indipendenti, nonché l’amministratore delegato e il Consiglio d’amministrazione della Rai.

Sempre grazie al combinato disposto deforma-Italicum, il Premier potrà cambiare la Costituzione a suo piacimento ogni volta che vorrà. Si crea così un premierato assoluto, incompatibile con la Repubblica parlamentare prevista dalla prima parte della Costituzione che Renzi e i suoi vogliono cambiare.

 

MENZOGNE SUL SENATO DELLE AUTONOMIE. LENTEZZA E COMPLICAZIONI NELL’ITER DI APPROVAZIONE DELLE LEGGI. INSTABILITA’ DELLE MAGGIORANZE ED ESPROPRIO DELLE FUNZIONI CHE OGGI SPETTANO ALLE REGIONI

La nuova Costituzione mente ai cittadini. All’articolo 57, il comma 2 prevede che i Senatori siano “eletti con metodo proporzionale” dai “Consigli regionali”. Ma il comma 5 afferma che i Senatori saranno scelti “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo ” (il come è rinviato a una successiva legge elettorale ordinaria che nessuno ancora conosce). Se il comma 5 dicesse la verità, i Consigli regionali non dovrebbero “eleggere” nessuno, ma solo ratificare le scelte degli elettori, quindi il comma 2 direbbe il falso. Ma purtroppo è il comma 5 a dire la verità e il comma 2 a mentire: mai infatti i Consigli regionali potranno inviare in Senato una rappresentanza “conforme” ai voti degli elettori.

I possibili provvedimenti legislativi, che oggi sono soltanto due (quello ordinario e quello costituzionale) diventerebbero addirittura 10.

Con la deforma della Costituzione non si accorciano i tempi, già oggi in media molto brevi, dell’iter legislativo che al contrario si complica e diventa più lungo. E così aumenta il rischio di conflitti fra Governo e Parlamento, fra Camera e Senato, fra Parlamento e Regioni, fra Stato italiano e Unione europea.

La deforma pregiudica il corretto funzionamento del Senato, creando Senatori part-time che dividono il loro lavoro settimanale tra alcuni giorni dedicati alle funzioni legislative e gli altri riservati agli impegni nei rispettivi comuni o regioni. Così svolgeranno male entrambi i compiti.

Il Senato diventa un albergo a ore con porte girevoli, in cui entrano ed escono Sindaci e Consiglieri regionali eletti e scaduti in tempi diversi. Le maggioranze a palazzo Madama varieranno continuamente a seconda delle tornate elettorali comunali e regionali. Alla faccia della promessa di stabilità per la maggioranza nazionale.

Sindaci e Consiglieri regionali, promossi Senatori part-time, conserveranno la funzione legislativa e addirittura quella di revisione costituzionale, per le quali nessuno li ha eletti, in barba al principio di sovranità popolare.

Questo Senato, che vorrebbe rappresentare le autonomie regionali, è escluso da una gran parte delle deliberazioni in materia regionale ed è tagliato fuori dalle deliberazioni sullo stato di guerra e sull’invio di missioni militari all’estero, affidate in esclusiva alla Camera nominata dal “Premier assoluto”.

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