Una battaglia a difesa della Democrazia

Costituzione_articolo_4

di Francesco Castelgrande.

Il referendum sulla riforma costituzionale è ormai certo, perché la maggioranza è lontana dai due terzi dei componenti sia alla Camera che al Senato. Si ricorda che il referendum è strumento dato dalla Costituzione a chi si oppone alla riforma e a non a chi lo approva. Quindi la trasformazione in un plebiscito sullo stesso Renzi è l’ennesima forzatura cui assistiamo. “ Se perdo vado a casa” è minacciare la crisi. Renzi vuole sequestrare domani la libertà di voto degli italiani come ha sequestrato ieri la libertà di voto dei parlamentari. La riforma “Italicum” merita una menzione particolare Non solo per l’incostituzionalità che con certezza deriva dalla inosservanza dei principi posti dalla Corte Costituzionale nella sentenza 1/2014, quanto alla rappresentatività delle assemblee elettive ed alla libertà di voto. Ma ancor più perché in sinergia con la riforma costituzionale determina un favor per governi a vocazione maggioritaria.

Governi fondati su una ridotta base di consensi reali perché espressione di una forza forza politica minoritaria cui solo gli artifici del sistema elettorale consegnano i numeri posticci di una maggioranza parlamentare priva di qualsiasi contatto con la realtà. E quei numeri posticci consegnano le chiavi di un potere non più limitato da un efficace sistema di checks and bilance. Questo esito viene dal combinato disposto di premio di maggioranza e ballottaggio senza soglia, con il mantenimento di quorum per gli organi di garanzia che perdono sostanzialmente di significato. Si indebolisce la stessa rigidità della Costituzione, visto che alla forza politica minoritaria si garantisce nella camera politica una maggioranza ampiamente sufficiente per la revisione. Rispetto alla forza politica vincente, quale che sia il consenso ricevuto, perdono largamente di significato le garanzie della rigidità di cui all’art. 138. Con una maggioranza garantita alla Camera e una manciata di senatori sindaci e consiglieri regionali si dispone della Costituzione.

Il governo Renzi tenta di modificare anche la struttura della Costituzione e trasformare questo Paese in una appendice operativa di decisioni prese dalla BCE, dall’Unione Europea e dai grandi potentati economici e finanziari internazionali. Il vento autoritario che spira da alcuni anni in questo Paese e che sta riducendo sempre più gli spazi di libertà e democrazia sta investendo anche il mondo del lavoro come mai era accaduto dal dopoguerra ad oggi, cioè da quando, battuto il fascismo, si costruì con fatica e non senza contraddizioni l’attuale Costituzione. Una Costituzione che scontava una serie di limiti e di condizionamenti interni ed esterni all’Italia di quegli anni, ma che nel complesso rappresentava comunque una base sulla quale costruire nuovi rapporti sociali e nuove categorie di valori rispetto al buio degli anni precedenti. Una Costituzione che in alcuni passaggi importanti non è mai stata attuata ed in altri ha subito interpretazioni che con gli anni hanno sempre più ridotto diritti e valori. Nonostante tutto ciò questa Costituzione ha fino ad oggi rappresentato una barriera per coloro che attraverso il liberismo e il capitalismo più sfrenati, la globalizzazione della finanza e dell’economia, ha tentato ripetutamente di trasformare in senso negativo non soltanto i rapporti sociali, ma anche la struttura dello stato e delle istituzioni nate dalla resistenza al fascismo. Un nuovo fascismo è avanzato con forza, quello delle banche, della finanza creativa, del “modello democratico” da esportare con le armi e con la guerra, che ha ridotto i diritti dei lavoratori, le loro condizioni di vita e il loro potere di acquisto.

Il punto grave è che il governo a vocazione minoritaria non viene da un fortuito ed eccezionale concorso di circostanze, che potrebbero occasionalmente verificarsi in qualunque contesto di sistema elettorale o modello costituzionale. Il favore per il governo a vocazione minoritaria si mostra invece come elemento strutturale del modello messo in campo, e come esito normale e consapevolmente voluto dal costituente di oggi, per l’obiettivo, dichiarato, di avere un vincitore certo la sera del voto. Questo perché si traducono acriticamente i luoghi comuni del bipolarismo maggioritario in un sistema che bipolare non è più. Oggi è la stessa Costituzione a uscirne indebolita. E la patologia diventa normalità, regola.

Bisogna capovolgere questo impianto che può fare solo danno al Paese. A questo serve la stagione referendaria di partecipazione democratica di massa che andiamo ad aprire.

Per queste ragioni ci dobbiamo impegnare a sostenere il NO alla legge Boschi-Renzi partecipando alla campagna referendaria ed invitando tutti i cittadini a difendere gli spazi democratici ancora esistenti in questo Paese.

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